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	<title>Monica Lanfranco &#187; libri</title>
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	<description>INFORMAZIONE, GIORNALISMO, FEMMINISMO E FORMAZIONE CON OTTICA DI GENERE</description>
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		<title>LIBRI &#8211; scheda del testo, foto, commenti audio,recensioni</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 14:47:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>monica lanfranco</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[femminismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il testo è stato presentato a GENOVA, ALESSANDRIA, MILANO, PALERMO, VICENZA, PARMA, COMO,VARESE, BERGAMO, TORINO. Su www.radiodelledonne.org alcune recensioni audio del libro al link scrittrici italiane qui un video di presentazione Un commento di Lorella Zanardo Ero ieri alla presentazione del libro di Monica Lanfranco dal titolo “Letteralmente Femminista”. Monica è una ”femminista storica”, nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><a href="http://www.monicalanfranco.it/wp-content/uploads/2009/11/Cop-Lanfranco.GIF"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-248" title="Cop Lanfranco" src="http://www.monicalanfranco.it/wp-content/uploads/2009/11/Cop-Lanfranco-150x150.GIF" alt="Cop Lanfranco" width="150" height="150" /></a>Il testo è stato presentato a GENOVA, ALESSANDRIA, MILANO, PALERMO, VICENZA, PARMA, COMO,VARESE, BERGAMO, TORINO.</h3>
<h3>Su www.radiodelledonne.org alcune recensioni audio del libro al link <em>scrittrici italiane</em></h3>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Mza4qYty6kc">qui un video di presentazione</a></p>
<h5>Un commento di Lorella Zanardo</h5>
<h5>Ero ieri alla presentazione del libro di Monica Lanfranco dal titolo “Letteralmente Femminista”. Monica è una ”femminista storica”, nel senso che da 30 anni si occupa di donne: <a style="color: #003366; text-decoration: underline; padding: 0px; margin: 0px;" href="http://www.mareaonline.it/" target="_BLANK"><span style="color: #000000;">www.mareaonline.it</span></a>. L’ho conosciuta da pochi mesi perché mi aveva invitata a tenere una presentazione de IL CORPO DELLE DONNE a Genova; il video “I am a Feminist” l’ho preso dal suo sito. Ci siamo viste 3 volte. Io non sono una “femminista storica”: coetanea di Monica, non ho mai partecipato al movimento femminista, non ho mai fatto autocoscienza, non ho quasi mai partecipato a manifestazioni femministe. All’epoca in cui Monica scendeva in piazza, io frequentavo un Master in Economia dove le donne erano l’ 8%. Immagino che quando Monica lottava per i diritti delle donne, io entravo in una multinazionale straniera dove per molto tempo sono stata l’unica donna manager. Quando lei si sedeva in circolo insieme alle sue compagne donne per fare autocoscienza, io sedevo intorno ad un tavolo insieme agli altri dirigenti tutti uomini per discutere del business plan.Monica ed io abbiamo un passato molto diverso.</h5>
<h5><strong><img style="margin-top: 0px; margin-right: auto; margin-bottom: 0px; margin-left: auto; display: block; padding: 1px; border: 1px solid #ffffff;" src="http://www.ilcorpodelledonne.net/wp-content/uploads/2009/07/a_capo.gif" alt="A capo" width="1" height="1" /><strong>Sul sito di <a style="color: #003366; text-decoration: underline; padding: 0px; margin: 0px;" href="http://www.womenomics.it/" target="_BLANK"><span style="color: #000000;">www.womenomics.it</span></a> alla voce “chi siamo” tempo fa leggevo: &#8220;In Italia la maggior parte degli interventi viene però spesso da donne che appartengono alla generazione over 50, quella che ha portato avanti la battaglia del femminismo con autonomia e originalità ma nelle cui rivendicazioni le donne della generazione successiva si ritrovano poco. Perché il loro contesto di vita è diverso, i loro compagni sono uomini diversi, la loro situazione di lavoro può essere diversa.”Mi sono interrogata su cosa significasse “un contesto diverso, compagni diversi, lavoro diverso” e ne ho parlato con le fondatrici del sito.Una cosa mi è chiara: il contesto oggi è diverso perché è peggiore senza alcun dubbio.Una società che esprime mezzi di comunicazione come quelli italiani di oggi è certamente peggio della società di 30 anni fa.Sul lavoro non saprei, dite voi. Se guardiamo all’Italia, notiamo che le donne impiegate nel mondo del lavoro siano di piu ma il contesto in cui operano è obbiettivamente ancora molto difficile.Sugli uomini osservo una grande passo avanti nella capacità di interrogarsi dei ventenni sui temi del loro rapporto con le donne; per il resto constatiamo ancora molta chiusura.Cosa nasconde questo bisogno di dirsi diverse espresso anche da molte donne che rifiutano la parola femminismo?</strong></strong></h5>
<h5><strong><img style="margin-top: 0px; margin-right: auto; margin-bottom: 0px; margin-left: auto; display: block; padding: 1px; border: 1px solid #ffffff;" src="http://www.ilcorpodelledonne.net/wp-content/uploads/2009/07/a_capo.gif" alt="A capo" width="1" height="1" /><strong>Alcune lettrici del blog hanno commentato il video “I am a Feminist” scrivendo che sentono il bisogno di creare un neologismo, perché femminismo, e comunque tutti gli ISMI, lo sentono come gabbia.&#8221;Parliamo di persone&#8221; propongono, non di femministe.Mi pare un’ottima proposta e volentieri la appoggerò, quando vedrò un progetto fatto da donne o da donne e uomini che si prende cura dei diritti delle persone donne.Per 40 anni il prendersi cura delle donne è stato portato avanti dalle femministe. Che hanno certamente fatto anche errori, ma che comunque se ne sono occupate.</strong></strong></h5>
<h5><strong><img style="margin-top: 0px; margin-right: auto; margin-bottom: 0px; margin-left: auto; display: block; padding: 1px; border: 1px solid #ffffff;" src="http://www.ilcorpodelledonne.net/wp-content/uploads/2009/07/a_capo.gif" alt="A capo" width="1" height="1" /><strong>Io, dal canto mio, come centinaia di donne manager precorritrici dei tempi, ho fatto da apripista alle donne che sono arrivate dopo di me e hanno trovato il cammino agevolato.Quindi Monica e io,  e le tantissime come noi, senza conoscerci, abbiamo contribuito a cambiare la società, che oggi vede molte più donne nel mondo del lavoro.La differenza tra l’operato di Monica, e chiaramente parlo di lei come rappresentante di un movimento, e il mio, è enorme.Io ho potuto entrare in azienda perché prima di me c’era stato il Movimento Femminista: l’ho capito con lucidità solo da pochi anni.Io, come migliaia come me, ho agito all’interno di un contesto maschile adeguandomi a comportamenti maschili. E’ stata durissima. Non ho creato un modo nuovo di intendere il lavoro. Ho fatto esattamente come facevano gli uomini.</strong></strong></h5>
<h5><strong> </strong></h5>
<h5><strong><img style="margin-top: 0px; margin-right: auto; margin-bottom: 0px; margin-left: auto; display: block; padding: 1px; border: 1px solid #ffffff;" src="http://www.ilcorpodelledonne.net/wp-content/uploads/2009/07/a_capo.gif" alt="A capo" width="1" height="1" /><strong>Le femministe invece nel contempo ideavano e scrivevano di “Nominare il mondo al Femminile” e partorivano Nuovi Modi di intendere il Mondo tenendo conto del femminile.Che cosa ci fa prendere le distanze dal Femminismo? Mi sono chiesta.Certamente è pur vero che alcune donne femministe sono dure, che propongono un modello di donna talvolta rigido, dall’apparenza mascolina ecc ecc.Vedo però in giro una pericolosa propensione a “buttar via il bambino con l’acqua sporca”.Vedo Gabbie, ancora una volta.Andatele a sentire queste femministe. Andate dove si incontrano, ascoltatele. Accettate che magari al 50% non vi piacciono: delle altre esperienze che fate nella vita accettate il 100%? Nel lavoro è così?Gabbie, ancora gabbie.</strong></strong></h5>
<h5>Mi avete scritto in tante. “Ma tu hai firmato il Manifesto del Lavoro della Libreria delle Donne: ma sei femminista???”Negli ultimi 3 anni sono stata alla Libreria delle donne, in aziende internazionali come consulente, ai giardinetti con i miei figli, più volte a ballare, al Social Forum di Caracas, a fare shopping, a vedere 400 ore di tv per fare un documentario.</h5>
<h5>Questo modo di essere me lo riconosco come una grande capacità che mi sono costruita nel tempo: vado ascolto senza preclusioni, senza giudizio. Torno a casa, ci ripenso e vedo cosa mi interessa e cosa no. Il piu delle volte c’è una parte che mi piace e una meno. E’ quasi sempre così, anche nell’amore.</h5>
<h5>Non butto via l’esperienza del Femminismo. Mai come ora la riconosco fondamentale. E non cerco consenso: alcune Femministe  non stanno appoggiando il mio lavoro: fa niente, certo non per questo perderò la capacità critica nel giudicare la bontà del loro operato.</h5>
<h5><strong> </strong></h5>
<h5><strong><img style="margin-top: 0px; margin-right: auto; margin-bottom: 0px; margin-left: auto; display: block; padding: 1px; border: 1px solid #ffffff;" src="http://www.ilcorpodelledonne.net/wp-content/uploads/2009/07/a_capo.gif" alt="A capo" width="1" height="1" /><strong>Riconosco a Monica e compagne un coraggio che io non ho avuto: la capacità di dirsi diverse in un mondo che non te lo concede.Io costruisco volentieri ponti: mentre siamo in cammino verso l’essere semplicemente “persone”, abbiamo ancora molto da fare perché non siamo ancora tutti uguali e un po’ di “ismo” aiuta a fare coscienza, a fare gruppo: la prima causa a di morte per noi donne sono le botte, non dimentichiamolo.</strong></strong></h5>
<h5>Ho molto rispetto per le femministe.</h5>
<h5>Una recensione da Delta News</h5>
<h5>(Roma)  “Dove ha sbagliato la generazione di femministe nel trasmettere i saperi  		e i valori per i quali hanno lottato, e con i quali hanno anche ottenuto  		dei cambiamenti che hanno modificato, seppur in parte, la vita delle  		donne e degli uomini in questo paese, e  		nel mondo?”. Un interrogativo questo che ha caratterizzato il  		dibattito sul femminismo nato nel corso della presentazione, la scorsa  		settimana, del libro di Monica  		Lanfranco dal titolo  “Letteralmente femminista”,  		presso La Casa Internazionale delle Donne, al quale hanno preso parte  		Susanna Camuso, Segretaria Confederale Cgil, e le giornaliste Barbara  		Romagnoli e Chiara Valentini.</h5>
<h5>Un  		viaggio quello di Lanfranco entro il cuore del movimento femminista,  		“frutto della mescolanza di saggi, articoli, brani di interviste, di  		ritratti accumulati nel corso degli ultimi anni di vita, lavoro,  		incontri, scontri, perdite e guadagni”. Dopo vent’anni dal suo esordio  		come scrittrice con il libro  “Parole per giovani donne”, seguito da testi come 		“Donne disarmanti” e “Donne  		senza velo”, Lanfranco si definisce come un’artigiana della parola  		che cerca di spiegare il concetto di femminista, “il dirsi femminista  		non è un abito stretto- spiega la scrittrice- e ricostruire gli ultimi  		trenta anni del movimento femminista equivale a ridare voce, spessore,  		corpo storico a dei diritti dati per acquisiti ma che ancora oggi si  		scontrano con la gerarchia del potere maschile”.</h5>
<h5>“Non un saggio- secondo  		Susanna  		Camusso- ma una verità scomoda sul  		movimento femminista, su cosa fanno oggi le femministe, su cosa dicono e  		sul perché tacciono”, un’auto critica quella della Segretaria  		Confederale che prende spunto dal titolo stesso del libro di Monica  		Lanfranco. “Essere letteralmente femminista” sta a indicare una storia,  		il passato di un movimento che non è stato in grado di spiegare come  		esercitare il proprio punto di vista, quello legato al binomio libertà e  		autorevolezza. La libertà per le femministe equivaleva a mettere in  		discussione il precostituito, gli stereotipi culturali e sociali, i  		luoghi comuni sul ruolo delle donne. Gli esiti del cambiamento innescato  		dalle femministe “ fin dove arriva- si chiede  		Camusso &#8211; la reazione che abbiamo messo in atto”,  		tradiscono le attese, la libertà conquistata dalle femministe ha  		scatenato “un’esposizione-continua &#8211; e un uso del corpo delle donne  		opposto a quello che abbiamo immaginato”. La libertà conquistata e da  		riconquistare entra in rapporto con la scena pubblica, quella della  		politica e del potere, dove il personale si contrappone al politico, “il  		personale è conflittuale, è ciò che crea il cambiamento- spiega la  		sindacalista- mentre oggi il politico non è conflittuale, è servile, è  		asservimento”. Un imperativo per le femministe della prima ora sembra  		quello di riorganizzare un movimento delle donne, con la ricostruzione  		di un pensiero delle donne che passi per altre vie, diverse da quelle  		della politica. La politica è il luogo del machismo, in cui le donne  		sono le mogli, le figlie o le sorelle di qualcun altro, un uomo ed è il  		ruolo che da autorevolezza alle donne di potere, non la propria storia.  		Di fronte alla necessità di trovare luoghi altri da quelli della  		politica “bisogna guardare- secondo Camusso- alle giovani donne”, per le  		quali sempre più oggi si prospetta una frattura nel binomio competenza e  		lavoro. Il lavoro è il luogo in cui è negata la libertà femminile e il  		precariato non è lo stesso per donne e uomini, “c’è una libertà di  		progetto ma non c’è ancora oggi per le donne libertà di pratica”.</h5>
<h5>“E’ possibile trasmettere i saperi femministi  		alle generazioni successive” secondo  		Barbara  		Romagnoli, che fa parte della terza  		generazione di femministe e che apprezza la capacità di Lanfranco di  		tirare le fila del movimento “passando dal presente al passato e  		guardando anche al futuro”. Per Romagnoli è utile sottolineare l’uso nel  		testo di Lanfranco di un linguaggio sessuato. “Essere una femmina-  		spiega  Lanfranco- se  		all’inizio della comparsa nel ventre di mia madre è stato un caso, ha  		assunto nella mia vita un significato e una centralità imprescindibile.  		Per questo, una volta entrata nel mondo adulto, non ho mai condiviso  		l’affermazione secondo la quale siamo tutti persone, spesso usata per  		conciliare fintamente, e non affrontare mai, l’inevitabile conflitto tra  		i due generi. Secondo questa visione il definirci così, persone,  		basterebbe per situarci nel mondo in modo automatico e indolore, senza  		discriminazioni”.</h5>
<h5>E’ la realtà a smentire chi lo sostiene: spesso  		usare il generico ‘persona’ è un modo per sfuggire all’ingombrante  		verità che l’avere un corpo maschile o uno femminile non è indifferente,  		in ogni società e visione culturale. Essere persone non basta per essere  		degne di memoria, diritti, cittadinanza, libertà.</h5>
<h5>Al contrario è basilare e vincolante il genere che  		ti capita alla nascita, per stabilire il proprio posto nella scala  		gerarchica collettiva, perché questa scala è costruita ancora, da tutte  		le culture della storia umana in modo molto, molto lontano dal  		considerare, ascoltare e dare valore equamente alle voci distinte dei  		due generi.</h5>
<h5>“E’ un maschio, è una femmina- continua la  		scrittrice &#8211; alla nascita l’una o l’altra eventualità sono decisive, in  		molti luoghi del mondo alla constatazione del sesso femminile scatta un  		destino intriso di limitazione, divieti e obblighi che non valgono per  		l’altro sesso, e che chiudono sin dall’inizio la possibilità di scelta e  		di padronanza sull’intera propria esistenza, quando non si sfocia nella  		soppressione immediata, o prima ancora della nascita nell’aborto  		selettivo in attesa dell’erede maschio, quello perfetto, quello  		prescelto”.</h5>
<h5>Un vero e proprio attacco alla libertà femminile  		è quello rivolto, secondo  		Chiara  		Valentini, alle donne negli ultimi  		vent’anni a livello legislativo, culturale e politico. “Basti pensare &#8211;  		spiega &#8211; alla legge 40 sulla fecondazione assistita, un ferita che non  		si può dimenticare né accettare, all’equiparazione delle donna-madre  		all’embrione anche a livello giuridico, passando per il berlusconismo e  		l’esposizione del corpo della donna come oggetto”. Di fronte a questi  		attacchi un nuovo movimento delle donne sembra essere per Valentini “più  		che necessario”.</h5>
<h5>In un Paese come l’Italia fortemente  		autoreferenziale, concentrato sui propri problemi e poco attento alle  		dinamiche esterne, proprio al di fuori dei confini dell’Occidente sembra  		esserci la risposta alla necessità di un nuovo movimento delle donne.  		“Paesi come l’Iran e l’Iraq sono esempi- secondo Lanfranco &#8211; della messa  		in pratica del sapere femminista, con nuove forme e nuovi modelli, e non  		si tratta di una minoranza oppressa che si organizza su questioni valide  		ma pur sempre minori. Si tratta della metà del genere umano che afferma  		che ogni problema la riguarda, e chiede di prendere parola su tutto. Il  		femminismo è questo”.</h5>
<h5>(Delt@ Anno VIII, n.  31 del 15 febbraio  		 2010)                           		Anna Lonia</h5>
<div id="attachment_150" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.monicalanfranco.it/wp-content/uploads/2009/11/DSCF2133.JPG"><img class="size-thumbnail wp-image-150" title="Lidia Menapace" src="http://www.monicalanfranco.it/wp-content/uploads/2009/11/DSCF2133-150x150.jpg" alt="Lidia Menapace alla presentazione di Genova di Letteralmente femminista" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Lidia Menapace alla presentazione di Genova di Letteralmente femminista</p></div>
<div id="attachment_151" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.monicalanfranco.it/wp-content/uploads/2009/11/DSCF21351.JPG"><img class="size-thumbnail wp-image-151" title="Sara Martino" src="http://www.monicalanfranco.it/wp-content/uploads/2009/11/DSCF21351-150x150.jpg" alt="Sara Martino alla presentazione di Letteralmente femminista " width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Sara Martino alla presentazione di Letteralmente femminista </p></div>
<div id="attachment_152" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.monicalanfranco.it/wp-content/uploads/2009/11/DSCF21471.JPG"><img class="size-thumbnail wp-image-152" title="Haidi Gaggio Giuliani" src="http://www.monicalanfranco.it/wp-content/uploads/2009/11/DSCF21471-150x150.jpg" alt="Haidi Gaggio Giuliani alla presentazione di Letteralmente femminista" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Haidi Gaggio Giuliani alla presentazione di Letteralmente femminista</p></div>
<div id="attachment_153" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.monicalanfranco.it/wp-content/uploads/2009/11/DSCF2152.JPG"><img class="size-thumbnail wp-image-153" title="Dounia Ettaib" src="http://www.monicalanfranco.it/wp-content/uploads/2009/11/DSCF2152-150x150.jpg" alt="Dounia Ettaib alla presentazione di Letteralmente femminista " width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Dounia Ettaib alla presentazione di Letteralmente femminista </p></div>
<div id="attachment_154" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.monicalanfranco.it/wp-content/uploads/2009/11/DSCF2141.JPG"><img class="size-thumbnail wp-image-154" title="Il pubblico alla presentazione di Letteralmente femminista" src="http://www.monicalanfranco.it/wp-content/uploads/2009/11/DSCF2141-150x150.jpg" alt="Nella nuova sala di Genova di Punto Rosso" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Nella nuova sala di Genova di Punto Rosso</p></div>
<div id="attachment_155" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.monicalanfranco.it/wp-content/uploads/2009/11/DSCF2143.JPG"><img class="size-thumbnail wp-image-155" title="ancora pubblico alla presentazione" src="http://www.monicalanfranco.it/wp-content/uploads/2009/11/DSCF2143-150x150.jpg" alt="nella nuova sala di Genova del Punto Rosso" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">nella nuova sala di Genova del Punto Rosso</p></div>
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		<title>Chi sono in poche righe</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 11:43:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>monica lanfranco</dc:creator>
				<category><![CDATA[formazione sessuata]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[femminismo]]></category>

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		<description><![CDATA[MONICA LANFRANCO Giornalista professionista, formatrice sulla differenza di genere, nata il 19/3/1959  Laureata in  Filosofia Collaborazioni GIORNALISTICHE Dirige il trimestrale di cultura di genere  MAREA www.mareaonline.it. Ha collaborato dal 2001 al 2007 con il settimanale Carta, dove ha  tenuto una rubrica fissa e periodicamente ha curato inchieste sulla realtà delle donne nel mondo. Ha scritto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.monicalanfranco.it/wp-content/uploads/2009/11/monica2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-197" title="monica" src="http://www.monicalanfranco.it/wp-content/uploads/2009/11/monica2-150x150.jpg" alt="monica" width="150" height="150" /></a></h2>
<h1><strong>MONICA LANFRANCO</strong></h1>
<p><strong>Giornalista professionista, formatrice sulla differenza di genere, </strong></p>
<p><strong> nata il 19/3/1959  Laureata in  Filosofia</strong></p>
<p><strong>Collaborazioni GIORNALISTICHE</strong></p>
<p><strong>Dirige il trimestrale di cultura di genere  MAREA<a href="http://www.mareaonline.it"> www.mareaonline.it</a>. Ha collaborato dal 2001 al 2007 con il settimanale Carta, dove ha  tenuto una rubrica fissa e periodicamente ha curato inchieste sulla realtà delle donne nel mondo. Ha scritto sul quotidiano Liberazione. Collabora con il sito web Il paese delle donne.</strong></p>
<p><strong>UNIVERSITA’<br />
Dal 2008 al 2009 ha tenuto  il corso universitario «Teoria e tecnica dei nuovi media» all’ateneo di Parma.</strong></p>
<p><strong>Collaborazioni e produzioni RADIO/TELEVISIVE<br />
Dal 2002  anni cura per Rai International cicli di trasmissioni culturali per ‘Taccuino italiano» e » Racconto italiano» due contenitori di trasmissioni culturali per l’estero.</strong></p>
<p><strong>Nel 2006 ha prodotto e scritto il film dedicato a Lidia Menapace «Ci dichiariamo nipoti politici»;</strong></p>
<p><strong>Nel 2008 ha prodotto e scritto il cortometraggio video «Donne da Presidio» sull’esperienza femminile nel movimento NO Dal Molin</strong></p>
<p><strong>Nel 2005 e  2006 ha ideato e condotto il primo corso di formazione italiana per operatrici della comunicazione e informazione radiofonica con ottica di genere per conto della provincia di Alessandria.</strong></p>
<p><strong>nel 2010 ha tenuto il corso Femmine si nasce, donne si diventa per conto della provincia di Alessandria.<br />
</strong></p>
<p><strong>Cura una trasmissione mensile sull’emittente tv Arcoirs Tv dedicata ai temi della differenza di genere</strong></p>
<p><strong>UFFICI STAMPA<br />
Ha curato dal 1990 al 1996 l&#8217;ufficio stampa per il network europeo &#8216;Women in decision making&#8217;.<br />
Ha curato dal 1999 al 2001 l&#8217;ufficio stampa per la casa editrice Impressioni Grafiche di Ovada (Al)</strong></p>
<p><strong>CONDUZIONE GRUPPI/CORSI/UNIVERSITA’</strong></p>
<p><strong>Cura e conduce corsi di formazione per gruppi di donne strutturati (politici, sindacali, scolastici e di formatori e formatrici) sulla storia del movimento delle donne e  sulla comunicazione di genere, nonchè sulla risoluzione dei conflitti in modo nonviolento nei luoghi di lavoro tra donne e uomini .</strong></p>
<p><strong>E’ nell’albo nazionale della rete di formatrici e formatori alla nonviolenza di rete Lilliput e da anni conduce formazione sulle pratiche di nonviolenza.<br />
Sulla scrittura creativa ha tenuto corsi per il Centro Studi Performare – Universitua, oltre che corsi per gestione di uffici stampa.</strong></p>
<p><strong>Ha curato nel 2005 e 2006 il primo corso di formazione sulla comunicazione radiofonica di genere per donne organizzato dalla Provincia di Alessandria, in collaborazione con RadioGold ;</strong></p>
<p><strong>Nel 2007 ha progettato l’evento articolato da giugno a ottobre «Occhi di donna a Valenza» per l’Assessorato alle Pari Opportunità del comune di Valenza Po.<br />
Sempre nel 2007 ha condotto un corso di formazione per quadri sindacali in Cgil di Alessandria</strong></p>
<p><strong>ATTIVITÀ EDITORIALE</strong></p>
<p><strong>Nel 1994 ha scritto per l&#8217;editore Solfanelli Parole per giovani donne- 18 femministe parlano alle ragazze d&#8217;oggi, ristampato in due edizioni e presentato in tutta Italia in librerie e in molte scuole. Per Solfanelli  ha curato una collana di autrici di fantasy e fantascienza.</strong></p>
<p><strong>Nel 1995 ha pubblicato il libro Valvarenna: nonne madri figlie: un matriarcato imperfetto nelle foto di fine secolo (Microarts )</strong></p>
<p><strong>Nel 1996 ha scritto con Silvia Neonato Lotte da Orbi: 1970 una rivolta; (Erga) il  primo testo di storia sociale e politica scritto anche in braille e in floppy disk utilizzabile dai non vedenti e rintracciabile in Internet.</strong></p>
<p><strong>Nel 1996 ha curato Storie di nascita: il segreto della partoriente , (La Clessidra) un libro che raccoglie le emozioni di donne che hanno partorito.</strong></p>
<p><strong>Nel 1998 ha curato 10 Donne si raccontano &#8211; menopausa: prima, durante e dopo (La Clessidra)</strong></p>
<p><strong>Sempre nel 1998 ha scritto  Donne dentro  &#8211; detenute e agenti di polizia penitenziaria raccontano  (La Clessidra), un viaggio in 7 carceri italiane.</strong></p>
<p><strong>Ha curato il manuale Donne in rete-guida ai siti femminili in Internet, finanziato dall’ Ufficio Politiche Giovanili del Comune di Genova.</strong></p>
<p><strong>Ha curato con Cristina Papa il libro uscito nel maggio 1999 Ti scrivo da sotto le bombe-pagine di rabbia e speranza delle donne contro la guerra e le violenze nelle ex Jugoslavia (Erga)</strong></p>
<p><strong>Per la Erga edizioni cura il volume in uscita nell’aprile 2001 Il web delle donne – guida ai siti femminili in internet</strong></p>
<p><strong>Nel 2003 ha scritto per l’editore Intramoenia assieme a Maria G. Di Rienzo Donne disarmanti &#8211; storie e testimonianze su nonviolenza e femminismi</strong></p>
<p><strong>Nel 2005 sempre per Intramoenia è uscito il volume Senza Velo-donne nell’Islam contro l’integralismo</strong></p>
<p><strong>Nel 2007 ha prodotto e curato il film sulla vita e l’esperienza politica della senatrice Lidia Menapace dal titolo «Ci dichiariamo nipoti politici»</strong></p>
<p><strong>Nel 2009 per le edizioni Punto Rosso ha pubblicato Letteralmente femminista – perché è ancora necessario il movimento delle donne.</strong></p>
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		<title>Libri  pubblicati</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 10:56:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>monica lanfranco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[femminismo]]></category>

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		<description><![CDATA[DONNE DISARMANTI &#8211; storie e testimonianze su nnviolenza e femminismi (Ed. Intramoenia) Disponibile in dvd SENZA VELO &#8211; donne nell&#8217;islam contro gli integralismi (Ed. Intramoenia) Disponibile in dvd PAROLE PER GIOVANI DONNE  &#8211; 18 femministe parlano alle ragazze d&#8217;oggi (Ed. Solfanelli) Disponibile in dvd]]></description>
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<tr>
<td><strong><a href="http://www.monicalanfranco.it/wp-content/uploads/2009/11/disarmantiweb.jpg"><img title="disarmantiweb" src="http://www.monicalanfranco.it/wp-content/uploads/2009/11/disarmantiweb-150x150.jpg" alt="disarmantiweb" width="150" height="150" /></a></strong></td>
<td><strong><a href="http://www.monicalanfranco.it/wp-content/uploads/2009/11/disarmantiweb.jpg"></a>DONNE DISARMANTI &#8211; storie e testimonianze su nnviolenza e femminismi </strong>(Ed. Intramoenia) Disponibile in dvd</td>
</tr>
<tr>
<td><a href="http://www.monicalanfranco.it/wp-content/uploads/2009/11/Senza-Velo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-61" title="Senza-Velo" src="http://www.monicalanfranco.it/wp-content/uploads/2009/11/Senza-Velo-150x150.jpg" alt="Senza-Velo" width="150" height="150" /></a></td>
<td><strong>SENZA VELO &#8211; donne nell&#8217;islam contro gli integralismi </strong>(Ed. Intramoenia) Disponibile in dvd</td>
</tr>
<tr>
<td><a href="http://www.monicalanfranco.it/wp-content/uploads/2009/11/moni4.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-59" title="moni4" src="http://www.monicalanfranco.it/wp-content/uploads/2009/11/moni4-150x150.jpg" alt="moni4" width="150" height="150" /></a></td>
<td><strong>PAROLE PER GIOVANI DONNE  &#8211; 18 femministe parlano alle ragazze d&#8217;oggi </strong>(Ed. Solfanelli) Disponibile in dvd</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>LIBRI: Leggi il primo capitolo di Letteralmente femminista</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 10:42:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>monica lanfranco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[femminismo]]></category>

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		<description><![CDATA[A tutte le donne che ho incontrato, e a quelle che non conoscerò mai: madri, figlie, sorelle, nonne, zie, cugine, nuore, suocere, amiche, amanti. Un inizio, e una dedica A te che stai leggendo queste pagine, donna o uomo che tu sia, un saluto. Quello che hai tra le mani è il frutto della mescolanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><strong><img class="alignleft size-full wp-image-66" title="copertina.letterlamente" src="http://www.monicalanfranco.it/wp-content/uploads/2009/11/copertina.letterlamente.jpeg" alt="copertina.letterlamente" width="95" height="136" /></p>
<h4>A tutte le donne che ho incontrato, e a quelle che non conoscerò mai: madri, figlie, sorelle, nonne, zie, cugine, nuore, suocere, amiche, amanti.</h4>
<p></strong></h3>
<h4>Un inizio, e una dedica</h4>
<h4>A te che stai leggendo queste pagine, donna o uomo che tu sia, un saluto.</h4>
<h4>Quello che hai tra le mani è il frutto della mescolanza di saggi, articoli, brani di interviste, di ritratti accumulati nel corso degli ultimi anni di vita, lavoro, incontri, scontri, perdite e guadagni.</h4>
<h4>Ma, forse, meglio sarebbe dire che si tratta di una lunga lettera, in forma di racconto e riflessione, scritta da una attivista femminista di mezza età, che ha cercato di fare fin da adolescente il mestiere di giornalista e di formatrice non prescindendo mai dalla sua appartenenza al genere femminile.</h4>
<h4>Essere una femmina, se all’inizio della comparsa nel ventre di mia madre è stato un caso, ha assunto nella mia vita un significato e una centralità imprescindibile.</h4>
<h4>Per questo, una volta entrata nel mondo adulto, non ho mai condiviso l’affermazione secondo la quale “siamo tutti persone”, spesso usata per conciliare fintamente, e non affrontare mai, l’inevitabile conflitto tra i due generi. Secondo questa visione il definirci così, persone, basterebbe per situarci nel mondo in modo automatico e indolore, senza discriminazioni.</h4>
<h4>E’ la realtà a smentire chi lo sostiene: spesso usare il generico ‘persona’ è un modo per sfuggire all’ingombrante verità che l’avere un corpo maschile o uno femminile non è indifferente, in ogni società e visione culturale. Essere persone non basta per essere degne di memoria, diritti, cittadinanza, libertà.</h4>
<h4>Al contrario è basilare e vincolante il genere che ti capita alla nascita, per stabilire il proprio posto nella scala gerarchica collettiva, perché questa scala è costruita ancora, da tutte le culture della storia umana in modo molto, molto lontano dal considerare, ascoltare e dare valore equamente alle voci distinte dei due generi.</h4>
<h4>E’ un maschio, è una femmina: alla nascita l’una o l’altra eventualità sono decisive; in molti luoghi del mondo alla constatazione del sesso femminile scatta un destino intriso di limitazione, divieti e obblighi che non valgono per l’altro sesso, e che chiudono sin dall’inizio la possibilità di scelta e di padronanza sull’intera propria esistenza, quando non si sfocia nella soppressione immediata, o prima ancora della nascita nell’aborto selettivo in attesa dell’erede maschio, quello perfetto, quello prescelto.</h4>
<h4>Queste pagine sono, dunque, una lunga lettera, la cui trama si snoda attraverso un filo lieve ma saldo legato a parole importanti del quotidiano e del politico, interrogate per comunicare una urgenza, altrettanto politica e personale, che si esprime con una domanda: dove è finita l’eredità del movimento femminista,  la più grande rivoluzione nonviolenta del ‘900?</h4>
<h4>Dove ha sbagliato la mia generazione di femministe nel trasmettere i saperi e i valori per i quali abbiamo lottato, e con i quali abbiamo anche ottenuto dei cambiamenti che hanno modificato, seppur in parte, la vita delle donne e degli uomini in questo paese, e  nel mondo?</h4>
<h4>E’ una domanda che non può avere una risposta sola, nè una sola donna a pensarla.</h4>
<h4>Ma quello che può succedere è che, con la lettura di queste pagine, si possa aprire un varco, e un percorso, per cominciare a capire come rimediare alla sempre più pericolosa archiviazione da parte della politica e della storia recente della visione femminista che, nel guardare il mondo, ha cercato e cerca di cambiarlo, a favore sia delle donne che degli uomini che ci vivono.</h4>
<h4>Ti propongo questo viaggio attraverso alcune parole che hanno mutato il loro corso consueto e scontato, nel significato simbolico come nella realtà, proprio grazie all’irruzione della soggettività femminile nella storia; un transito che offro a chi legge alla stregua di un viatico, di uno strumento per intavolare una relazione con chi è più giovane, o anche per riprendere tra sé e sé il bandolo di un discorso, forse interrotto.</h4>
<h4>Lo dedico a tutte le donne e uomini che, come scrisse Ursula Le Guin, sono disposte e disposti a correre il rischio di finire nel ridicolo, pur di contribuire a cambiare il mondo.</h4>
<h4>Per non dimenticare che, come sostiene Robin Morgan nel suo Il demone amante:  “Non si tratta di una minoranza oppressa che si organizza su questioni valide ma pur sempre minori.</h4>
<h4>Si tratta della metà del genere umano che afferma che ogni problema la riguarda, e chiede di prendere parola su tutto. Il femminismo è questo”.</h4>
<h4>1</h4>
<h4>IL PRIVATO E’ POLITICO</h4>
<h4>Autorevolezza (perduta?)</h4>
<h4>Me la ricordo perfettamente, come se l’avessi appena vista, e ascoltata.</h4>
<h4>Solo, non so più il suo nome.</h4>
<h4>Ero a Verona, al Circolo della rosa, un centro femminista nel cuore storico della città. Siamo nel 1981: si trattava della seconda presentazione dell’appena uscito Parole per giovani donne – 18 femministe parlano alle ragazze d’oggi. Avevo scritto il libro di getto, dopo aver girato l’Italia per intervistare alcune pensatrici e attiviste, quali Elena Gianini Belotti,  Adriana Cavarero, Dacia Maraini, Anna Del Bo Boffino, Ida Magli, Silvia Vegetti Finzi.</h4>
<h4>E, per la prima volta, ero entrata in contatto con una tra le donne che mi hanno insegnato di più: Lidia Menapace, che del libro scrisse la postfazione.</h4>
<h4>La prima presentazione era stata a Genova, la mia città. Clima emozionante e vibrante, ma Verona era comunque il  contatto con il pubblico fuori dal territorio conosciuto. Senza rete.</h4>
<h4>Avevo trent’anni, un primo figlio partorito a casa come avevo deciso, ero piena di aspettative, energie, progetti.</h4>
<h4>La ragazza, che sta in fondo alla sala, interviene subito dopo la mia prolusione, nella quale ho spiegato il perché del libro: il bisogno, per me trentenne, di fare il punto sulla percezione, da parte di donne adulte e potenzialmente madri o sorelle simboliche mie e delle mie coetanee, di cosa, quanto e come del femminismo fosse arrivato alla generazione successiva.</h4>
<h4>Come al solito, dopo la richiesta di interlocuzione da parte del pubblico c’è un momento di pausa.</h4>
<h4>Il silenzio dura poco; poi, dal fondo della sala, la voce della ragazza.</h4>
<h4>Mora, alta, molto bella, poco più che ventenne, si alza dalla seggiola e comincia.</h4>
<h4>»Io la vorrei ringraziare per il libro, e soprattutto per il suo impegno come femminista. Il lavoro politico delle donne più grandi ha consentito a me e alle ragazze della mia generazione di avere le libertà e le opportunità che voi non avevate. Però c’è un problema:quella che lei chiama ‘coscienza di sé, e autorevolezza.</h4>
<h4>L’essere consapevole come donna mi rende diversa, oggi, nel mio tempo, dal resto della mia generazione: con i ragazzi della mia età non so che dire e che fare, nel senso che loro sono così poco interessanti, così lontani da me che per trovare un essere umano dell’altro genere con il quale avere un contatto devo cercare tra gli uomini più vecchi, il che però genera altre difficoltà.</h4>
<h4>Con le ragazze della mia età mi sento una aliena, ho pochissimi o quasi nulli punti di contatto: loro guardano all’apparenza esterna, ai modelli della tv, al futuro con marito e figli. Quindi sono sola, mi sento sola. Come femminista sono una giovane  donna sola. Il femminismo mi ha reso sola».</h4>
<h4>Quel ‘sola’, ripetuto tante volte, continua a riecheggiarmi nella mente, e mi ha accompagnato, da allora, come una traccia di retropensiero costante, inquietante.</h4>
<h4>Un monito in agguato, un piccolo artiglio annidato che a tratti riemerge, riapre ferite mai rimarginate,  fa sanguinare e soffrire.</h4>
<h4>Che la verità renda libere, e che la coscienza di sé sia un guadagno straordinario e prezioso è una affermazione piena di valore etico, altisonante, rassicurante, uno sprone prodigioso. Ne sono sicura.</h4>
<h4>Ma è necessario spiegare alle generazioni successive che la libertà sprigionata dalla consapevolezza di sé ha dei costi e un  prezzo. Alto, sempre, come ogni cosa preziosa.</h4>
<h4>Quello, per esempio,  di separarti dalla carezzevole, riposante e adesiva protezione del branco, del clan, dei ruoli e della prigione preconfezionati e assegnati a seconda del tuo sesso.</h4>
<h4>Quello di porti al di fuori della protezione assegnata alle donne che non si ribellano, che si fanno portatrici obbedienti dei valori della tradizione. Si dimentica, o si tace consapevolmente, di dire che la libertà delle donne è scomoda, imprevista e mal vista, per motivi diversi  sia dagli uomini che dalle donne stesse, combattuta sempre e nemica del successo e della coabitazione con il potere, a meno che non si tratti di libertà ceduta per cooptazione, per contratto a termine e  in subordine alle regole da rispettare nei luoghi e nei ruoli che contano, senza metterli in discussione.</h4>
<h4>La giovane donna di Verona diceva questo, e segnalava già allora la crisi che stiamo vivendo in pieno a distanza di una generazione: lei stava sperimentando come l’uscita dalle regole e dal ‘destino’ a lei assegnato come femmina della specie umana avesse un prezzo salato, al quale aveva dato il nome di solitudine. Il prezzo dell’autorevolezza e della coscienza di sé come donna, come soggetto e non più come semplice femmina della specie umana era la solitudine.</h4>
<h4>Da quella volta, da quel rimbombo di isolamento, e dalla domanda senza risposta di quella ragazza sono trascorsi  vent’anni.</h4>
<h4>Siamo all’oggi, al terzo millennio.</h4>
<h4>Il salto temporale è grande, eppure mi si ripropone nuovamente quel brivido, quella contrazione delle viscere attraverso un’altra voce di giovane donna.</h4>
<h4>Questa volta è bionda, altrettanto bella e intelligente. Si chiama Sara, è coetanea del mio figlio più grande, poco meno che ventenne, quello che era nel box quando giravo l’Italia a presentare Parole per giovani donne..</h4>
<h4>Sara qualche volta aiuta il mio figlio più piccolo nei compiti, ha livelli di eccellenza a scuola, è ancora indecisa se studiare legge e comunque, nonostante in casa sua non sia entrata né la politica della sinistra né il femminismo vuole, come dice lei con la serietà commovente della giovinezza «fare qualcosa per le donne».</h4>
<h4>In una pausa di questi pomeriggi scolastici le chiedo come sta, come va con la scuola, la madre, l’amore.</h4>
<h4>Quello che già so da vaghi e frettolosi accenni riportati da mio figlio è che l’ultimo fidanzato non c’è più. Nonostante Sara sia molto riservata mi ritrovo nel pieno di un fiume inarrestabile, il racconto è crudo ed essenziale.</h4>
<h4>«Guarda, ora va meglio, mi dice-. Ma mi sono salvata perché sono veloce. Tra le mie amiche sono l’unica che non ha preso botte, o peggio. Quello era pazzo,  ad un certo punto ha provato a picchiarmi, ma sono riuscita a tirargli un calcio nelle palle, e sono scappata. Non mi vedrà più».</h4>
<h4>Balbetto esterrefatta qualcosa che suona come una reazione di raccapriccio.</h4>
<h4>Dal suo dire,  che restituisce la normalità quotidiana, viene fuori un ritratto agghiacciante della realtà delle relazioni tra ragazze e ragazzi delle superiori e dei primi anni di università.</h4>
<h4>E’ cosa nota che ormai l’età dei primi rapporti sessuali è molto bassa; tutte le ricerche registrano che, nonostante il fantasma dell’aids e delle malattie veneree, permane ancora il tabù ignorante e pericoloso nello scegliere il profilattico («lo usano le prostitute» , oppure «per lui è scomodo», oppure «non è romantico»), e che le fonti principali per informarsi su sessualità e contraccezione non sono certo l’Aied, il Cemp o le inesistenti lezioni scolastiche bensì le serie tv in seconda serata, tra cui primeggia  Nick e Tup, che in ogni puntata non manca di presentare una sessualità fatta solo di acrobazie ginniche patinate e prive di fascino, orge tristi e violente e, talvolta, anche stupri.</h4>
<h4>Ma quello che Sara racconta della sua vita e dell’esordio alla vita sessuale di una moltitudine di adolescenti è anche peggio, perché è esistenza vera, ed è il risultato della imitazione maldestra e violenta del modello mediatico, e non di trasmissione e di confronto con chi educa.</h4>
<h4>Di nuovo, assenza di parole da parte della generazione precedente. Non importa se madri, padri, insegnanti. C’è il silenzio, che genera solitudine.</h4>
<h4>«La maggior parte delle mie amiche ha subito almeno una forma di violenza sessuale da parte del fidanzato; non è mica una rarità che i primi rapporti spesso non siano consensuali ma forzati» aggiunge Sara.</h4>
<h4>Il fatto impressionante è che stiamo parlando di ragazze e ragazzi che non vivono nelle borgate, ai margini delle grandi megalopoli o delle periferie urbane disumane.</h4>
<h4>Il retroterra sociale e culturale di Sara è quello dei licei, classici e scientifici, delle famiglie borghesi di media-alta condizione economica, dove c’è una macchina grande per la vacanza estiva e le gite del week end e una utilitaria per lo shopping in città; dove spesso c’è un cellulare a testa (ultimo modello) per componente della famiglia e magari la tv in ogni stanza da letto; dove ci sono abiti firmati, la settimana bianca, la paga per la ricarica, la discoteca al sabato, e tutto questo sin dai dieci anni, se non prima.</h4>
<h4>Una enorme quantità assordante di cose ed oggetti, un assordante vuoto di relazione umana colmato dal denaro, quando c’è, fornito da genitori che di fatto stanno comprando il lusso di non educare la nuova generazione di figli e figlie, e quindi di non confliggere con  nessuno.</h4>
<h4>L’inesistenza del conflitto, che se nominato, riconosciuto e gestito genera autorevolezza; l’assenza di una relazione che aiuti la crescita e l’autonomia come percorso da vivere per diventare adulte e adulti, sostituito dalla libertà di fare quello che si vuole perché lo si può pagare con il denaro genera questi mostruosi esseri che spesso abbiamo in casa, o in classe, o al lavoro.</h4>
<h4>Giovani donne che come unico orizzonte vagheggiano di andare in tv a fare le veline, o le letterine, o le vallette, e desiderano il marito calciatore, per lo più. O che magari progettano lo studio, e non escludono di prostituirsi per mantenersi la retta universitaria, o per comprare l’abito firmato.</h4>
<h4>Tutto ha un prezzo, nulla ha valore.</h4>
<h4>Giovani uomini che sognano un posto come ‘tronisti’, (devastante neologismo incarnato da creature ributtanti in continua proliferazione) e che pensano che i muscoli e l’abbronzatura bastino per conquistare una ragazza, i cui requisiti principali sono l’essere decorativa, stupida e accondiscendente. Se malauguratamente questa ragazza non sorride di continuo come nei rotocalchi e  non  dice sempre di sì allora, però, sono guai.</h4>
<h4>Quella da esibire come un trofeo non è una bambola, come promette la confezione, ma prima o poi si stanca, anche nel caso in cui sia davvero stupida e perfettamente, capricciosamente  speculare al maschio al quale si accompagna.</h4>
<h4>Quindi si torna precipitosamente sulla terra, a doversi confrontare con la realtà delle persone in carne ed ossa, e non con immagini patinate. Il tonfo è doloroso, ma soprattutto evidenzia che non si è mai appreso come questo confronto tra esseri umani, tra gli uomini e le donne in carne ed ossa si possa svolgere, e quindi ecco l’unico modo possibile per porvi rimedio: l’insulto, le botte, la violenza.</h4>
<h4>Poco dopo il racconto di Sara sono stati pubblicati i dati, forniti dal Ministero degli Interni, relativi alle violenze sessuali contro le donne in Italia: con grande ed ipocrita sorpresa questo paese ha scoperto che il posto più pericoloso per una donna, fin dalla più tenera età, non è la strada, di notte e con poca luce, ma è casa sua.</h4>
<h4>Non solo la casa come luogo fisico, ma la casa come spazio simbolico della protezione, del riconoscimento, dell’affetto e della condivisione, è contaminata dalla violenza.</h4>
<h4>Mariti, ex mariti e conviventi, fidanzati, potenziali amanti e poi fratelli, padri, parenti stretti o alla lontana, ma comunque conoscenti di sesso maschile, non perfetti sconosciuti, sono gli attori principali della violenza contro le donne. Certo, ci sono anche gli estranei, italiani o stranieri a picchiare, stuprare e uccidere, ma non sono la maggioranza, non costituiscono la normalità degli aggressori, degli assassini. Non ci si può nascondere dietro la retorica dello straniero brutale e arretrato, e cercare tranquillità in questa semplificazione, purtroppo.</h4>
<h4>La notizia è che l’amore, se non uccide sempre, comunque può fare paura, incutere terrore, trasformarsi da sogno a incubo popolato di ferite fisiche e psicologiche fino all’annientamento della fiducia verso sé stessa, e verso l’altro.</h4>
<h4>Allora? Come si tengono insieme i due fatti, pur separati e lontani nel tempo, ossia la considerazione della sconosciuta poco più che ventenne degli anni ’80 sulla sua forza come soggetto di diritti, sulla sua autorevolezza scaturita dalla costruzione di coscienza di sé, ma anche sull’essere giovane donna sola in quanto femminista, e la condizione di Sara, appena diciottenne, che due decenni dopo testimonia una allarmante normalità di violenza, un silenzio femminile delle maggiori verso le minori consegnato alla rassegnazione e la conseguente reazione maschile aggressiva e dispregiativa?</h4>
<h4>Si tengono insieme, purtroppo.</h4>
<h4>Perché sono entrambi il risultato di una mancata, o parziale, trasmissione da parte delle donne più grandi, le artefici del cambiamento innescato dalla forza del primo femminismo, verso le figlie, le sorelle, di carne o no, poco importa.</h4>
<h4>Abbiamo seminato tanto, ma la maggior parte dei semi non ha germogliato o, se lo ha fatto, le piantine non sono poi cresciute fino a emergere nell’erba alta dell’indistinto.</h4>
<h4>L’autorevolezza femminile nello spazio pubblico (e il quello privato) latita. Non solo non è riconosciuta dal mondo maschile, ma anche tra le donne crea problemi, dove non si è costruito un vocabolario essenziale con il quale articolare e produrre pensiero e comunicazione su valori condivisi estranei all’omologazione o alla sottomissione al patriarcato.</h4>
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<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">IL PRIVATO E’ POLITICO</div>
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<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Me la ricordo perfettamente, come se l’avessi appena vista, e ascoltata.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Solo, non so più il suo nome.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Ero a Verona, al Circolo della rosa, un centro femminista nel cuore storico della città. Siamo nel 1981: si trattava della seconda presentazione dell’appena uscito Parole per giovani donne – 18 femministe parlano alle ragazze d’oggi. Avevo scritto il libro di getto, dopo aver girato l’Italia per intervistare alcune pensatrici e attiviste, quali Elena Gianini Belotti,  Adriana Cavarero, Dacia Maraini, Anna Del Bo Boffino, Ida Magli, Silvia Vegetti Finzi.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">E, per la prima volta, ero entrata in contatto con una tra le donne che mi hanno insegnato di più: Lidia Menapace, che del libro scrisse la postfazione.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">La prima presentazione era stata a Genova, la mia città. Clima emozionante e vibrante, ma Verona era comunque il  contatto con il pubblico fuori dal territorio conosciuto. Senza rete.</div>
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<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">La ragazza, che sta in fondo alla sala, interviene subito dopo la mia prolusione, nella quale ho spiegato il perché del libro: il bisogno, per me trentenne, di fare il punto sulla percezione, da parte di donne adulte e potenzialmente madri o sorelle simboliche mie e delle mie coetanee, di cosa, quanto e come del femminismo fosse arrivato alla generazione successiva.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Come al solito, dopo la richiesta di interlocuzione da parte del pubblico c’è un momento di pausa.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Il silenzio dura poco; poi, dal fondo della sala, la voce della ragazza.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Mora, alta, molto bella, poco più che ventenne, si alza dalla seggiola e comincia.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">»Io la vorrei ringraziare per il libro, e soprattutto per il suo impegno come femminista. Il lavoro politico delle donne più grandi ha consentito a me e alle ragazze della mia generazione di avere le libertà e le opportunità che voi non avevate. Però c’è un problema:quella che lei chiama ‘coscienza di sé, e autorevolezza.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">L’essere consapevole come donna mi rende diversa, oggi, nel mio tempo, dal resto della mia generazione: con i ragazzi della mia età non so che dire e che fare, nel senso che loro sono così poco interessanti, così lontani da me che per trovare un essere umano dell’altro genere con il quale avere un contatto devo cercare tra gli uomini più vecchi, il che però genera altre difficoltà.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Con le ragazze della mia età mi sento una aliena, ho pochissimi o quasi nulli punti di contatto: loro guardano all’apparenza esterna, ai modelli della tv, al futuro con marito e figli. Quindi sono sola, mi sento sola. Come femminista sono una giovane  donna sola. Il femminismo mi ha reso sola».</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Quel ‘sola’, ripetuto tante volte, continua a riecheggiarmi nella mente, e mi ha accompagnato, da allora, come una traccia di retropensiero costante, inquietante.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Un monito in agguato, un piccolo artiglio annidato che a tratti riemerge, riapre ferite mai rimarginate,  fa sanguinare e soffrire.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Che la verità renda libere, e che la coscienza di sé sia un guadagno straordinario e prezioso è una affermazione piena di valore etico, altisonante, rassicurante, uno sprone prodigioso. Ne sono sicura.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Ma è necessario spiegare alle generazioni successive che la libertà sprigionata dalla consapevolezza di sé ha dei costi e un  prezzo. Alto, sempre, come ogni cosa preziosa.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Quello, per esempio,  di separarti dalla carezzevole, riposante e adesiva protezione del branco, del clan, dei ruoli e della prigione preconfezionati e assegnati a seconda del tuo sesso.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Quello di porti al di fuori della protezione assegnata alle donne che non si ribellano, che si fanno portatrici obbedienti dei valori della tradizione. Si dimentica, o si tace consapevolmente, di dire che la libertà delle donne è scomoda, imprevista e mal vista, per motivi diversi  sia dagli uomini che dalle donne stesse, combattuta sempre e nemica del successo e della coabitazione con il potere, a meno che non si tratti di libertà ceduta per cooptazione, per contratto a termine e  in subordine alle regole da rispettare nei luoghi e nei ruoli che contano, senza metterli in discussione.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">La giovane donna di Verona diceva questo, e segnalava già allora la crisi che stiamo vivendo in pieno a distanza di una generazione: lei stava sperimentando come l’uscita dalle regole e dal ‘destino’ a lei assegnato come femmina della specie umana avesse un prezzo salato, al quale aveva dato il nome di solitudine. Il prezzo dell’autorevolezza e della coscienza di sé come donna, come soggetto e non più come semplice femmina della specie umana era la solitudine.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Da quella volta, da quel rimbombo di isolamento, e dalla domanda senza risposta di quella ragazza sono trascorsi  vent’anni.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Siamo all’oggi, al terzo millennio.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Il salto temporale è grande, eppure mi si ripropone nuovamente quel brivido, quella contrazione delle viscere attraverso un’altra voce di giovane donna.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Questa volta è bionda, altrettanto bella e intelligente. Si chiama Sara, è coetanea del mio figlio più grande, poco meno che ventenne, quello che era nel box quando giravo l’Italia a presentare Parole per giovani donne..</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Sara qualche volta aiuta il mio figlio più piccolo nei compiti, ha livelli di eccellenza a scuola, è ancora indecisa se studiare legge e comunque, nonostante in casa sua non sia entrata né la politica della sinistra né il femminismo vuole, come dice lei con la serietà commovente della giovinezza «fare qualcosa per le donne».</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">In una pausa di questi pomeriggi scolastici le chiedo come sta, come va con la scuola, la madre, l’amore.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Quello che già so da vaghi e frettolosi accenni riportati da mio figlio è che l’ultimo fidanzato non c’è più. Nonostante Sara sia molto riservata mi ritrovo nel pieno di un fiume inarrestabile, il racconto è crudo ed essenziale.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">«Guarda, ora va meglio, mi dice-. Ma mi sono salvata perché sono veloce. Tra le mie amiche sono l’unica che non ha preso botte, o peggio. Quello era pazzo,  ad un certo punto ha provato a picchiarmi, ma sono riuscita a tirargli un calcio nelle palle, e sono scappata. Non mi vedrà più».</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Balbetto esterrefatta qualcosa che suona come una reazione di raccapriccio.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Dal suo dire,  che restituisce la normalità quotidiana, viene fuori un ritratto agghiacciante della realtà delle relazioni tra ragazze e ragazzi delle superiori e dei primi anni di università.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">E’ cosa nota che ormai l’età dei primi rapporti sessuali è molto bassa; tutte le ricerche registrano che, nonostante il fantasma dell’aids e delle malattie veneree, permane ancora il tabù ignorante e pericoloso nello scegliere il profilattico («lo usano le prostitute» , oppure «per lui è scomodo», oppure «non è romantico»), e che le fonti principali per informarsi su sessualità e contraccezione non sono certo l’Aied, il Cemp o le inesistenti lezioni scolastiche bensì le serie tv in seconda serata, tra cui primeggia  Nick e Tup, che in ogni puntata non manca di presentare una sessualità fatta solo di acrobazie ginniche patinate e prive di fascino, orge tristi e violente e, talvolta, anche stupri.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Ma quello che Sara racconta della sua vita e dell’esordio alla vita sessuale di una moltitudine di adolescenti è anche peggio, perché è esistenza vera, ed è il risultato della imitazione maldestra e violenta del modello mediatico, e non di trasmissione e di confronto con chi educa.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Di nuovo, assenza di parole da parte della generazione precedente. Non importa se madri, padri, insegnanti. C’è il silenzio, che genera solitudine.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">«La maggior parte delle mie amiche ha subito almeno una forma di violenza sessuale da parte del fidanzato; non è mica una rarità che i primi rapporti spesso non siano consensuali ma forzati» aggiunge Sara.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Il fatto impressionante è che stiamo parlando di ragazze e ragazzi che non vivono nelle borgate, ai margini delle grandi megalopoli o delle periferie urbane disumane.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Il retroterra sociale e culturale di Sara è quello dei licei, classici e scientifici, delle famiglie borghesi di media-alta condizione economica, dove c’è una macchina grande per la vacanza estiva e le gite del week end e una utilitaria per lo shopping in città; dove spesso c’è un cellulare a testa (ultimo modello) per componente della famiglia e magari la tv in ogni stanza da letto; dove ci sono abiti firmati, la settimana bianca, la paga per la ricarica, la discoteca al sabato, e tutto questo sin dai dieci anni, se non prima.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Una enorme quantità assordante di cose ed oggetti, un assordante vuoto di relazione umana colmato dal denaro, quando c’è, fornito da genitori che di fatto stanno comprando il lusso di non educare la nuova generazione di figli e figlie, e quindi di non confliggere con  nessuno.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">L’inesistenza del conflitto, che se nominato, riconosciuto e gestito genera autorevolezza; l’assenza di una relazione che aiuti la crescita e l’autonomia come percorso da vivere per diventare adulte e adulti, sostituito dalla libertà di fare quello che si vuole perché lo si può pagare con il denaro genera questi mostruosi esseri che spesso abbiamo in casa, o in classe, o al lavoro.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Giovani donne che come unico orizzonte vagheggiano di andare in tv a fare le veline, o le letterine, o le vallette, e desiderano il marito calciatore, per lo più. O che magari progettano lo studio, e non escludono di prostituirsi per mantenersi la retta universitaria, o per comprare l’abito firmato.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Tutto ha un prezzo, nulla ha valore.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Giovani uomini che sognano un posto come ‘tronisti’, (devastante neologismo incarnato da creature ributtanti in continua proliferazione) e che pensano che i muscoli e l’abbronzatura bastino per conquistare una ragazza, i cui requisiti principali sono l’essere decorativa, stupida e accondiscendente. Se malauguratamente questa ragazza non sorride di continuo come nei rotocalchi e  non  dice sempre di sì allora, però, sono guai.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Quella da esibire come un trofeo non è una bambola, come promette la confezione, ma prima o poi si stanca, anche nel caso in cui sia davvero stupida e perfettamente, capricciosamente  speculare al maschio al quale si accompagna.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Quindi si torna precipitosamente sulla terra, a doversi confrontare con la realtà delle persone in carne ed ossa, e non con immagini patinate. Il tonfo è doloroso, ma soprattutto evidenzia che non si è mai appreso come questo confronto tra esseri umani, tra gli uomini e le donne in carne ed ossa si possa svolgere, e quindi ecco l’unico modo possibile per porvi rimedio: l’insulto, le botte, la violenza.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Poco dopo il racconto di Sara sono stati pubblicati i dati, forniti dal Ministero degli Interni, relativi alle violenze sessuali contro le donne in Italia: con grande ed ipocrita sorpresa questo paese ha scoperto che il posto più pericoloso per una donna, fin dalla più tenera età, non è la strada, di notte e con poca luce, ma è casa sua.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Non solo la casa come luogo fisico, ma la casa come spazio simbolico della protezione, del riconoscimento, dell’affetto e della condivisione, è contaminata dalla violenza.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Mariti, ex mariti e conviventi, fidanzati, potenziali amanti e poi fratelli, padri, parenti stretti o alla lontana, ma comunque conoscenti di sesso maschile, non perfetti sconosciuti, sono gli attori principali della violenza contro le donne. Certo, ci sono anche gli estranei, italiani o stranieri a picchiare, stuprare e uccidere, ma non sono la maggioranza, non costituiscono la normalità degli aggressori, degli assassini. Non ci si può nascondere dietro la retorica dello straniero brutale e arretrato, e cercare tranquillità in questa semplificazione, purtroppo.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">La notizia è che l’amore, se non uccide sempre, comunque può fare paura, incutere terrore, trasformarsi da sogno a incubo popolato di ferite fisiche e psicologiche fino all’annientamento della fiducia verso sé stessa, e verso l’altro.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Allora? Come si tengono insieme i due fatti, pur separati e lontani nel tempo, ossia la considerazione della sconosciuta poco più che ventenne degli anni ’80 sulla sua forza come soggetto di diritti, sulla sua autorevolezza scaturita dalla costruzione di coscienza di sé, ma anche sull’essere giovane donna sola in quanto femminista, e la condizione di Sara, appena diciottenne, che due decenni dopo testimonia una allarmante normalità di violenza, un silenzio femminile delle maggiori verso le minori consegnato alla rassegnazione e la conseguente reazione maschile aggressiva e dispregiativa?</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Si tengono insieme, purtroppo.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Perché sono entrambi il risultato di una mancata, o parziale, trasmissione da parte delle donne più grandi, le artefici del cambiamento innescato dalla forza del primo femminismo, verso le figlie, le sorelle, di carne o no, poco importa.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Abbiamo seminato tanto, ma la maggior parte dei semi non ha germogliato o, se lo ha fatto, le piantine non sono poi cresciute fino a emergere nell’erba alta dell’indistinto.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">L’autorevolezza femminile nello spazio pubblico (e il quello privato) latita. Non solo non è riconosciuta dal mondo maschile, ma anche tra le donne crea problemi, dove non si è costruito un vocabolario essenziale con il quale articolare e produrre pensiero e comunicazione su valori condivisi estranei all’omologazione o alla sottomissione al patriarcato1</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">IL PRIVATO E’ POLITICO</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Autorevolezza (perduta?)</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Me la ricordo perfettamente, come se l’avessi appena vista, e ascoltata.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Solo, non so più il suo nome.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Ero a Verona, al Circolo della rosa, un centro femminista nel cuore storico della città. Siamo nel 1981: si trattava della seconda presentazione dell’appena uscito Parole per giovani donne – 18 femministe parlano alle ragazze d’oggi. Avevo scritto il libro di getto, dopo aver girato l’Italia per intervistare alcune pensatrici e attiviste, quali Elena Gianini Belotti,  Adriana Cavarero, Dacia Maraini, Anna Del Bo Boffino, Ida Magli, Silvia Vegetti Finzi.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">E, per la prima volta, ero entrata in contatto con una tra le donne che mi hanno insegnato di più: Lidia Menapace, che del libro scrisse la postfazione.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">La prima presentazione era stata a Genova, la mia città. Clima emozionante e vibrante, ma Verona era comunque il  contatto con il pubblico fuori dal territorio conosciuto. Senza rete.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Avevo trent’anni, un primo figlio partorito a casa come avevo deciso, ero piena di aspettative, energie, progetti.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">La ragazza, che sta in fondo alla sala, interviene subito dopo la mia prolusione, nella quale ho spiegato il perché del libro: il bisogno, per me trentenne, di fare il punto sulla percezione, da parte di donne adulte e potenzialmente madri o sorelle simboliche mie e delle mie coetanee, di cosa, quanto e come del femminismo fosse arrivato alla generazione successiva.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Come al solito, dopo la richiesta di interlocuzione da parte del pubblico c’è un momento di pausa.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Il silenzio dura poco; poi, dal fondo della sala, la voce della ragazza.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Mora, alta, molto bella, poco più che ventenne, si alza dalla seggiola e comincia.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">»Io la vorrei ringraziare per il libro, e soprattutto per il suo impegno come femminista. Il lavoro politico delle donne più grandi ha consentito a me e alle ragazze della mia generazione di avere le libertà e le opportunità che voi non avevate. Però c’è un problema:quella che lei chiama ‘coscienza di sé, e autorevolezza.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">L’essere consapevole come donna mi rende diversa, oggi, nel mio tempo, dal resto della mia generazione: con i ragazzi della mia età non so che dire e che fare, nel senso che loro sono così poco interessanti, così lontani da me che per trovare un essere umano dell’altro genere con il quale avere un contatto devo cercare tra gli uomini più vecchi, il che però genera altre difficoltà.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Con le ragazze della mia età mi sento una aliena, ho pochissimi o quasi nulli punti di contatto: loro guardano all’apparenza esterna, ai modelli della tv, al futuro con marito e figli. Quindi sono sola, mi sento sola. Come femminista sono una giovane  donna sola. Il femminismo mi ha reso sola».</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Quel ‘sola’, ripetuto tante volte, continua a riecheggiarmi nella mente, e mi ha accompagnato, da allora, come una traccia di retropensiero costante, inquietante.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Un monito in agguato, un piccolo artiglio annidato che a tratti riemerge, riapre ferite mai rimarginate,  fa sanguinare e soffrire.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Che la verità renda libere, e che la coscienza di sé sia un guadagno straordinario e prezioso è una affermazione piena di valore etico, altisonante, rassicurante, uno sprone prodigioso. Ne sono sicura.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Ma è necessario spiegare alle generazioni successive che la libertà sprigionata dalla consapevolezza di sé ha dei costi e un  prezzo. Alto, sempre, come ogni cosa preziosa.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Quello, per esempio,  di separarti dalla carezzevole, riposante e adesiva protezione del branco, del clan, dei ruoli e della prigione preconfezionati e assegnati a seconda del tuo sesso.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Quello di porti al di fuori della protezione assegnata alle donne che non si ribellano, che si fanno portatrici obbedienti dei valori della tradizione. Si dimentica, o si tace consapevolmente, di dire che la libertà delle donne è scomoda, imprevista e mal vista, per motivi diversi  sia dagli uomini che dalle donne stesse, combattuta sempre e nemica del successo e della coabitazione con il potere, a meno che non si tratti di libertà ceduta per cooptazione, per contratto a termine e  in subordine alle regole da rispettare nei luoghi e nei ruoli che contano, senza metterli in discussione.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">La giovane donna di Verona diceva questo, e segnalava già allora la crisi che stiamo vivendo in pieno a distanza di una generazione: lei stava sperimentando come l’uscita dalle regole e dal ‘destino’ a lei assegnato come femmina della specie umana avesse un prezzo salato, al quale aveva dato il nome di solitudine. Il prezzo dell’autorevolezza e della coscienza di sé come donna, come soggetto e non più come semplice femmina della specie umana era la solitudine.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Da quella volta, da quel rimbombo di isolamento, e dalla domanda senza risposta di quella ragazza sono trascorsi  vent’anni.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Siamo all’oggi, al terzo millennio.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Il salto temporale è grande, eppure mi si ripropone nuovamente quel brivido, quella contrazione delle viscere attraverso un’altra voce di giovane donna.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Questa volta è bionda, altrettanto bella e intelligente. Si chiama Sara, è coetanea del mio figlio più grande, poco meno che ventenne, quello che era nel box quando giravo l’Italia a presentare Parole per giovani donne..</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Sara qualche volta aiuta il mio figlio più piccolo nei compiti, ha livelli di eccellenza a scuola, è ancora indecisa se studiare legge e comunque, nonostante in casa sua non sia entrata né la politica della sinistra né il femminismo vuole, come dice lei con la serietà commovente della giovinezza «fare qualcosa per le donne».</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">In una pausa di questi pomeriggi scolastici le chiedo come sta, come va con la scuola, la madre, l’amore.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Quello che già so da vaghi e frettolosi accenni riportati da mio figlio è che l’ultimo fidanzato non c’è più. Nonostante Sara sia molto riservata mi ritrovo nel pieno di un fiume inarrestabile, il racconto è crudo ed essenziale.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">«Guarda, ora va meglio, mi dice-. Ma mi sono salvata perché sono veloce. Tra le mie amiche sono l’unica che non ha preso botte, o peggio. Quello era pazzo,  ad un certo punto ha provato a picchiarmi, ma sono riuscita a tirargli un calcio nelle palle, e sono scappata. Non mi vedrà più».</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Balbetto esterrefatta qualcosa che suona come una reazione di raccapriccio.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Dal suo dire,  che restituisce la normalità quotidiana, viene fuori un ritratto agghiacciante della realtà delle relazioni tra ragazze e ragazzi delle superiori e dei primi anni di università.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">E’ cosa nota che ormai l’età dei primi rapporti sessuali è molto bassa; tutte le ricerche registrano che, nonostante il fantasma dell’aids e delle malattie veneree, permane ancora il tabù ignorante e pericoloso nello scegliere il profilattico («lo usano le prostitute» , oppure «per lui è scomodo», oppure «non è romantico»), e che le fonti principali per informarsi su sessualità e contraccezione non sono certo l’Aied, il Cemp o le inesistenti lezioni scolastiche bensì le serie tv in seconda serata, tra cui primeggia  Nick e Tup, che in ogni puntata non manca di presentare una sessualità fatta solo di acrobazie ginniche patinate e prive di fascino, orge tristi e violente e, talvolta, anche stupri.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Ma quello che Sara racconta della sua vita e dell’esordio alla vita sessuale di una moltitudine di adolescenti è anche peggio, perché è esistenza vera, ed è il risultato della imitazione maldestra e violenta del modello mediatico, e non di trasmissione e di confronto con chi educa.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Di nuovo, assenza di parole da parte della generazione precedente. Non importa se madri, padri, insegnanti. C’è il silenzio, che genera solitudine.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">«La maggior parte delle mie amiche ha subito almeno una forma di violenza sessuale da parte del fidanzato; non è mica una rarità che i primi rapporti spesso non siano consensuali ma forzati» aggiunge Sara.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Il fatto impressionante è che stiamo parlando di ragazze e ragazzi che non vivono nelle borgate, ai margini delle grandi megalopoli o delle periferie urbane disumane.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Il retroterra sociale e culturale di Sara è quello dei licei, classici e scientifici, delle famiglie borghesi di media-alta condizione economica, dove c’è una macchina grande per la vacanza estiva e le gite del week end e una utilitaria per lo shopping in città; dove spesso c’è un cellulare a testa (ultimo modello) per componente della famiglia e magari la tv in ogni stanza da letto; dove ci sono abiti firmati, la settimana bianca, la paga per la ricarica, la discoteca al sabato, e tutto questo sin dai dieci anni, se non prima.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Una enorme quantità assordante di cose ed oggetti, un assordante vuoto di relazione umana colmato dal denaro, quando c’è, fornito da genitori che di fatto stanno comprando il lusso di non educare la nuova generazione di figli e figlie, e quindi di non confliggere con  nessuno.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">L’inesistenza del conflitto, che se nominato, riconosciuto e gestito genera autorevolezza; l’assenza di una relazione che aiuti la crescita e l’autonomia come percorso da vivere per diventare adulte e adulti, sostituito dalla libertà di fare quello che si vuole perché lo si può pagare con il denaro genera questi mostruosi esseri che spesso abbiamo in casa, o in classe, o al lavoro.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Giovani donne che come unico orizzonte vagheggiano di andare in tv a fare le veline, o le letterine, o le vallette, e desiderano il marito calciatore, per lo più. O che magari progettano lo studio, e non escludono di prostituirsi per mantenersi la retta universitaria, o per comprare l’abito firmato.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Tutto ha un prezzo, nulla ha valore.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Giovani uomini che sognano un posto come ‘tronisti’, (devastante neologismo incarnato da creature ributtanti in continua proliferazione) e che pensano che i muscoli e l’abbronzatura bastino per conquistare una ragazza, i cui requisiti principali sono l’essere decorativa, stupida e accondiscendente. Se malauguratamente questa ragazza non sorride di continuo come nei rotocalchi e  non  dice sempre di sì allora, però, sono guai.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Quella da esibire come un trofeo non è una bambola, come promette la confezione, ma prima o poi si stanca, anche nel caso in cui sia davvero stupida e perfettamente, capricciosamente  speculare al maschio al quale si accompagna.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Quindi si torna precipitosamente sulla terra, a doversi confrontare con la realtà delle persone in carne ed ossa, e non con immagini patinate. Il tonfo è doloroso, ma soprattutto evidenzia che non si è mai appreso come questo confronto tra esseri umani, tra gli uomini e le donne in carne ed ossa si possa svolgere, e quindi ecco l’unico modo possibile per porvi rimedio: l’insulto, le botte, la violenza.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Poco dopo il racconto di Sara sono stati pubblicati i dati, forniti dal Ministero degli Interni, relativi alle violenze sessuali contro le donne in Italia: con grande ed ipocrita sorpresa questo paese ha scoperto che il posto più pericoloso per una donna, fin dalla più tenera età, non è la strada, di notte e con poca luce, ma è casa sua.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Non solo la casa come luogo fisico, ma la casa come spazio simbolico della protezione, del riconoscimento, dell’affetto e della condivisione, è contaminata dalla violenza.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Mariti, ex mariti e conviventi, fidanzati, potenziali amanti e poi fratelli, padri, parenti stretti o alla lontana, ma comunque conoscenti di sesso maschile, non perfetti sconosciuti, sono gli attori principali della violenza contro le donne. Certo, ci sono anche gli estranei, italiani o stranieri a picchiare, stuprare e uccidere, ma non sono la maggioranza, non costituiscono la normalità degli aggressori, degli assassini. Non ci si può nascondere dietro la retorica dello straniero brutale e arretrato, e cercare tranquillità in questa semplificazione, purtroppo.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">La notizia è che l’amore, se non uccide sempre, comunque può fare paura, incutere terrore, trasformarsi da sogno a incubo popolato di ferite fisiche e psicologiche fino all’annientamento della fiducia verso sé stessa, e verso l’altro.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Allora? Come si tengono insieme i due fatti, pur separati e lontani nel tempo, ossia la considerazione della sconosciuta poco più che ventenne degli anni ’80 sulla sua forza come soggetto di diritti, sulla sua autorevolezza scaturita dalla costruzione di coscienza di sé, ma anche sull’essere giovane donna sola in quanto femminista, e la condizione di Sara, appena diciottenne, che due decenni dopo testimonia una allarmante normalità di violenza, un silenzio femminile delle maggiori verso le minori consegnato alla rassegnazione e la conseguente reazione maschile aggressiva e dispregiativa?</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Si tengono insieme, purtroppo.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Perché sono entrambi il risultato di una mancata, o parziale, trasmissione da parte delle donne più grandi, le artefici del cambiamento innescato dalla forza del primo femminismo, verso le figlie, le sorelle, di carne o no, poco importa.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Abbiamo seminato tanto, ma la maggior parte dei semi non ha germogliato o, se lo ha fatto, le piantine non sono poi cresciute fino a emergere nell’erba alta dell’indistinto.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 1593px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">L’autorevolezza femminile nello spazio pubblico (e il quello privato) latita. Non solo non è riconosciuta dal mondo maschile, ma anche tra le donne crea problemi, dove non si è costruito un vocabolario essenziale con il quale articolare e produrre pensiero e comunicazione su valori condivisi estranei all’omologazione o alla sottomissione al patriarcato.</div>
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