Monica Lanfranco
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LIBRI – scheda del testo, foto, commenti audio,recensioni
Categories: libri

Cop LanfrancoIl testo è stato presentato a GENOVA, ALESSANDRIA, MILANO, PALERMO, VICENZA, PARMA, COMO,VARESE, BERGAMO, TORINO.

Su www.radiodelledonne.org alcune recensioni audio del libro al link scrittrici italiane

qui un video di presentazione

Un commento di Lorella Zanardo
Ero ieri alla presentazione del libro di Monica Lanfranco dal titolo “Letteralmente Femminista”. Monica è una ”femminista storica”, nel senso che da 30 anni si occupa di donne: www.mareaonline.it. L’ho conosciuta da pochi mesi perché mi aveva invitata a tenere una presentazione de IL CORPO DELLE DONNE a Genova; il video “I am a Feminist” l’ho preso dal suo sito. Ci siamo viste 3 volte. Io non sono una “femminista storica”: coetanea di Monica, non ho mai partecipato al movimento femminista, non ho mai fatto autocoscienza, non ho quasi mai partecipato a manifestazioni femministe. All’epoca in cui Monica scendeva in piazza, io frequentavo un Master in Economia dove le donne erano l’ 8%. Immagino che quando Monica lottava per i diritti delle donne, io entravo in una multinazionale straniera dove per molto tempo sono stata l’unica donna manager. Quando lei si sedeva in circolo insieme alle sue compagne donne per fare autocoscienza, io sedevo intorno ad un tavolo insieme agli altri dirigenti tutti uomini per discutere del business plan.Monica ed io abbiamo un passato molto diverso.
A capoSul sito di www.womenomics.it alla voce “chi siamo” tempo fa leggevo: “In Italia la maggior parte degli interventi viene però spesso da donne che appartengono alla generazione over 50, quella che ha portato avanti la battaglia del femminismo con autonomia e originalità ma nelle cui rivendicazioni le donne della generazione successiva si ritrovano poco. Perché il loro contesto di vita è diverso, i loro compagni sono uomini diversi, la loro situazione di lavoro può essere diversa.”Mi sono interrogata su cosa significasse “un contesto diverso, compagni diversi, lavoro diverso” e ne ho parlato con le fondatrici del sito.Una cosa mi è chiara: il contesto oggi è diverso perché è peggiore senza alcun dubbio.Una società che esprime mezzi di comunicazione come quelli italiani di oggi è certamente peggio della società di 30 anni fa.Sul lavoro non saprei, dite voi. Se guardiamo all’Italia, notiamo che le donne impiegate nel mondo del lavoro siano di piu ma il contesto in cui operano è obbiettivamente ancora molto difficile.Sugli uomini osservo una grande passo avanti nella capacità di interrogarsi dei ventenni sui temi del loro rapporto con le donne; per il resto constatiamo ancora molta chiusura.Cosa nasconde questo bisogno di dirsi diverse espresso anche da molte donne che rifiutano la parola femminismo?
A capoAlcune lettrici del blog hanno commentato il video “I am a Feminist” scrivendo che sentono il bisogno di creare un neologismo, perché femminismo, e comunque tutti gli ISMI, lo sentono come gabbia.”Parliamo di persone” propongono, non di femministe.Mi pare un’ottima proposta e volentieri la appoggerò, quando vedrò un progetto fatto da donne o da donne e uomini che si prende cura dei diritti delle persone donne.Per 40 anni il prendersi cura delle donne è stato portato avanti dalle femministe. Che hanno certamente fatto anche errori, ma che comunque se ne sono occupate.
A capoIo, dal canto mio, come centinaia di donne manager precorritrici dei tempi, ho fatto da apripista alle donne che sono arrivate dopo di me e hanno trovato il cammino agevolato.Quindi Monica e io,  e le tantissime come noi, senza conoscerci, abbiamo contribuito a cambiare la società, che oggi vede molte più donne nel mondo del lavoro.La differenza tra l’operato di Monica, e chiaramente parlo di lei come rappresentante di un movimento, e il mio, è enorme.Io ho potuto entrare in azienda perché prima di me c’era stato il Movimento Femminista: l’ho capito con lucidità solo da pochi anni.Io, come migliaia come me, ho agito all’interno di un contesto maschile adeguandomi a comportamenti maschili. E’ stata durissima. Non ho creato un modo nuovo di intendere il lavoro. Ho fatto esattamente come facevano gli uomini.
A capoLe femministe invece nel contempo ideavano e scrivevano di “Nominare il mondo al Femminile” e partorivano Nuovi Modi di intendere il Mondo tenendo conto del femminile.Che cosa ci fa prendere le distanze dal Femminismo? Mi sono chiesta.Certamente è pur vero che alcune donne femministe sono dure, che propongono un modello di donna talvolta rigido, dall’apparenza mascolina ecc ecc.Vedo però in giro una pericolosa propensione a “buttar via il bambino con l’acqua sporca”.Vedo Gabbie, ancora una volta.Andatele a sentire queste femministe. Andate dove si incontrano, ascoltatele. Accettate che magari al 50% non vi piacciono: delle altre esperienze che fate nella vita accettate il 100%? Nel lavoro è così?Gabbie, ancora gabbie.
Mi avete scritto in tante. “Ma tu hai firmato il Manifesto del Lavoro della Libreria delle Donne: ma sei femminista???”Negli ultimi 3 anni sono stata alla Libreria delle donne, in aziende internazionali come consulente, ai giardinetti con i miei figli, più volte a ballare, al Social Forum di Caracas, a fare shopping, a vedere 400 ore di tv per fare un documentario.
Questo modo di essere me lo riconosco come una grande capacità che mi sono costruita nel tempo: vado ascolto senza preclusioni, senza giudizio. Torno a casa, ci ripenso e vedo cosa mi interessa e cosa no. Il piu delle volte c’è una parte che mi piace e una meno. E’ quasi sempre così, anche nell’amore.
Non butto via l’esperienza del Femminismo. Mai come ora la riconosco fondamentale. E non cerco consenso: alcune Femministe  non stanno appoggiando il mio lavoro: fa niente, certo non per questo perderò la capacità critica nel giudicare la bontà del loro operato.
A capoRiconosco a Monica e compagne un coraggio che io non ho avuto: la capacità di dirsi diverse in un mondo che non te lo concede.Io costruisco volentieri ponti: mentre siamo in cammino verso l’essere semplicemente “persone”, abbiamo ancora molto da fare perché non siamo ancora tutti uguali e un po’ di “ismo” aiuta a fare coscienza, a fare gruppo: la prima causa a di morte per noi donne sono le botte, non dimentichiamolo.
Ho molto rispetto per le femministe.
Una recensione da Delta News
(Roma) “Dove ha sbagliato la generazione di femministe nel trasmettere i saperi e i valori per i quali hanno lottato, e con i quali hanno anche ottenuto dei cambiamenti che hanno modificato, seppur in parte, la vita delle donne e degli uomini in questo paese, e  nel mondo?”. Un interrogativo questo che ha caratterizzato il dibattito sul femminismo nato nel corso della presentazione, la scorsa settimana, del libro di Monica Lanfranco dal titolo “Letteralmente femminista”, presso La Casa Internazionale delle Donne, al quale hanno preso parte Susanna Camuso, Segretaria Confederale Cgil, e le giornaliste Barbara Romagnoli e Chiara Valentini.
Un viaggio quello di Lanfranco entro il cuore del movimento femminista, “frutto della mescolanza di saggi, articoli, brani di interviste, di ritratti accumulati nel corso degli ultimi anni di vita, lavoro, incontri, scontri, perdite e guadagni”. Dopo vent’anni dal suo esordio come scrittrice con il libro “Parole per giovani donne”, seguito da testi come “Donne disarmanti” e “Donne senza velo”, Lanfranco si definisce come un’artigiana della parola che cerca di spiegare il concetto di femminista, “il dirsi femminista non è un abito stretto- spiega la scrittrice- e ricostruire gli ultimi trenta anni del movimento femminista equivale a ridare voce, spessore, corpo storico a dei diritti dati per acquisiti ma che ancora oggi si scontrano con la gerarchia del potere maschile”.
“Non un saggio- secondo Susanna Camusso- ma una verità scomoda sul movimento femminista, su cosa fanno oggi le femministe, su cosa dicono e sul perché tacciono”, un’auto critica quella della Segretaria Confederale che prende spunto dal titolo stesso del libro di Monica Lanfranco. “Essere letteralmente femminista” sta a indicare una storia, il passato di un movimento che non è stato in grado di spiegare come esercitare il proprio punto di vista, quello legato al binomio libertà e autorevolezza. La libertà per le femministe equivaleva a mettere in discussione il precostituito, gli stereotipi culturali e sociali, i luoghi comuni sul ruolo delle donne. Gli esiti del cambiamento innescato dalle femministe “ fin dove arriva- si chiede Camusso – la reazione che abbiamo messo in atto”, tradiscono le attese, la libertà conquistata dalle femministe ha scatenato “un’esposizione-continua – e un uso del corpo delle donne opposto a quello che abbiamo immaginato”. La libertà conquistata e da riconquistare entra in rapporto con la scena pubblica, quella della politica e del potere, dove il personale si contrappone al politico, “il personale è conflittuale, è ciò che crea il cambiamento- spiega la sindacalista- mentre oggi il politico non è conflittuale, è servile, è asservimento”. Un imperativo per le femministe della prima ora sembra quello di riorganizzare un movimento delle donne, con la ricostruzione di un pensiero delle donne che passi per altre vie, diverse da quelle della politica. La politica è il luogo del machismo, in cui le donne sono le mogli, le figlie o le sorelle di qualcun altro, un uomo ed è il ruolo che da autorevolezza alle donne di potere, non la propria storia. Di fronte alla necessità di trovare luoghi altri da quelli della politica “bisogna guardare- secondo Camusso- alle giovani donne”, per le quali sempre più oggi si prospetta una frattura nel binomio competenza e lavoro. Il lavoro è il luogo in cui è negata la libertà femminile e il precariato non è lo stesso per donne e uomini, “c’è una libertà di progetto ma non c’è ancora oggi per le donne libertà di pratica”.
“E’ possibile trasmettere i saperi femministi alle generazioni successive” secondo Barbara Romagnoli, che fa parte della terza generazione di femministe e che apprezza la capacità di Lanfranco di tirare le fila del movimento “passando dal presente al passato e guardando anche al futuro”. Per Romagnoli è utile sottolineare l’uso nel testo di Lanfranco di un linguaggio sessuato. “Essere una femmina- spiega Lanfranco- se all’inizio della comparsa nel ventre di mia madre è stato un caso, ha assunto nella mia vita un significato e una centralità imprescindibile. Per questo, una volta entrata nel mondo adulto, non ho mai condiviso l’affermazione secondo la quale siamo tutti persone, spesso usata per conciliare fintamente, e non affrontare mai, l’inevitabile conflitto tra i due generi. Secondo questa visione il definirci così, persone, basterebbe per situarci nel mondo in modo automatico e indolore, senza discriminazioni”.
E’ la realtà a smentire chi lo sostiene: spesso usare il generico ‘persona’ è un modo per sfuggire all’ingombrante verità che l’avere un corpo maschile o uno femminile non è indifferente, in ogni società e visione culturale. Essere persone non basta per essere degne di memoria, diritti, cittadinanza, libertà.
Al contrario è basilare e vincolante il genere che ti capita alla nascita, per stabilire il proprio posto nella scala gerarchica collettiva, perché questa scala è costruita ancora, da tutte le culture della storia umana in modo molto, molto lontano dal considerare, ascoltare e dare valore equamente alle voci distinte dei due generi.
“E’ un maschio, è una femmina- continua la scrittrice – alla nascita l’una o l’altra eventualità sono decisive, in molti luoghi del mondo alla constatazione del sesso femminile scatta un destino intriso di limitazione, divieti e obblighi che non valgono per l’altro sesso, e che chiudono sin dall’inizio la possibilità di scelta e di padronanza sull’intera propria esistenza, quando non si sfocia nella soppressione immediata, o prima ancora della nascita nell’aborto selettivo in attesa dell’erede maschio, quello perfetto, quello prescelto”.
Un vero e proprio attacco alla libertà femminile è quello rivolto, secondo Chiara Valentini, alle donne negli ultimi vent’anni a livello legislativo, culturale e politico. “Basti pensare – spiega – alla legge 40 sulla fecondazione assistita, un ferita che non si può dimenticare né accettare, all’equiparazione delle donna-madre all’embrione anche a livello giuridico, passando per il berlusconismo e l’esposizione del corpo della donna come oggetto”. Di fronte a questi attacchi un nuovo movimento delle donne sembra essere per Valentini “più che necessario”.
In un Paese come l’Italia fortemente autoreferenziale, concentrato sui propri problemi e poco attento alle dinamiche esterne, proprio al di fuori dei confini dell’Occidente sembra esserci la risposta alla necessità di un nuovo movimento delle donne. “Paesi come l’Iran e l’Iraq sono esempi- secondo Lanfranco – della messa in pratica del sapere femminista, con nuove forme e nuovi modelli, e non si tratta di una minoranza oppressa che si organizza su questioni valide ma pur sempre minori. Si tratta della metà del genere umano che afferma che ogni problema la riguarda, e chiede di prendere parola su tutto. Il femminismo è questo”.
(Delt@ Anno VIII, n. 31 del 15 febbraio  2010)                           Anna Lonia
Lidia Menapace alla presentazione di Genova di Letteralmente femminista

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Sara Martino alla presentazione di Letteralmente femminista

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Haidi Gaggio Giuliani alla presentazione di Letteralmente femminista

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Dounia Ettaib alla presentazione di Letteralmente femminista

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Nella nuova sala di Genova di Punto Rosso

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nella nuova sala di Genova del Punto Rosso

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